Namasté - Nepal, sul tetto del Mondo traballante

Viaggio in Nepal

Testo di : Fabrizio Orsello
Foto di : Fabrizio Orsello
Pubblicato il : 27 Novembre 2015

Atterriamo all'aeroporto di Kathmandu, è buio, siamo stanchi, tutto è nuovo. Anche le modalità di ritiro bagagli. Ma dove sono finiti? Chiediamo in giro e ci dividiamo per cercarli. La gente spinge e pressa in modo opprimente. Non so come ma ci capito praticamente sopra. Chiamo Fabri, urlando per farmi sentire "sono quaaaa!!!", la sua faccia si rasserena immediatamente.
Il primo impatto con Kathmandu è un bel trauma,è una città caotica con persone ad ogni angolo, disordinata, sporca e angosciante se confrontata con gli standard europei. Basta non farsi impressionare!
Il primo hotel, non sapendo bene dove andare, ce lo consiglia il taxista e pare una buona mossa. Ci porta in una catapecchia con Wi-Fi e acqua calda e ci sembra un lusso, scarafaggi annessi! Basta attraversare una strada per essere a Thamel, il quartiere turistico
Affamati, sistemiamo gli zaini in stanza ed andiamo subito a caccia di cibo per il centro. Fa effetto perché si vedono solo le luci di auto e moto che sfrecciano e suonano a tutta velocità, ma il resto della città è al buio. Dopo il tramonto la rete elettrica pubblica viene interrotta ed è necessario servirsi di generatori privati. Inoltre in quest'ultimo mese il governo nepalese ha avuto qualche problemino politico con l'India che ha deciso di interrompere la fornitura di gas, benzina e diesel. Capiamo subito che questo per loro (lo sarebbe per chiunque) è un grosso disagio.

Report Viaggio Trekking in Nepal

I costi di tutto ciò che è legato al petrolio, soprattutto i trasporti, sono ora triplicati ma si spera che, come già successo in passato, sia una situazione temporanea.  Dalle 18 in poi la maggior parte dei negozi chiude e non è facile trovare qualcosa di veloce da mangiare. Non tutte le strade sono asfaltate e c'è immondizia un po' ovunque. Non possiamo lamentarci troppo della nostra raccolta differenziata! Ci sono tanti cani randagi che in branco fanno quasi paura.

Muovendoci con la frontale riusciamo a trovare un posto che ci fa un panino (vomitevole) e poco dopo torniamo sconfitti in hotel.
Qui abbiamo da spendere 2 giorni e poi andremo dritti su per le montagne.
Il primo giorno incontriamo un amico del Verticalife, un italiano che con i suoi 30 anni di vita nepalese e di passione per  sport ed esplorazione, è il miglior corrispondente che si possa trovare per la realizzazione dei Viaggi Outdoor in Nepal. Ci dà 2 consigli mentre sorseggiamo un cappuccino e poi via, a piedi per la città. Ovviamente non ci limitiamo al solo il giro del centro...anche la periferia è da vedere facendo un "bel" giro in lungo e in largo (Katmandu si sviluppa su delle colline). Bello eh, ma in certi posti non è che mi senta così tranquilla.. la povertà evidente in alcune circostanze mette a disagio. Giro con la mia macchina fotografica mirror-less, l'aria da europea viziata e tutto ciò mi mortifica, mi dispiace. Quest'anno il terremoto ha intimorito il "turismo dei bianchi" per cui spesso ci accorgiamo di essere gli unici europei nella folla.
I nepalesi sono cordialissimi e accoglienti, in realtà si ha poco da temere, credo che rubare non ce l'abbiano nel dna.
A mio avviso hanno però 3 difetti:

  • non sanno gestire ne moderare il consumismo e le tecnologie importate da noi occidentali (auto-smog-immondizia-cavi elettrici scoperti ovunque ecc)
  • sono pazzi, furiosi, incoscienti, disgraziati alla guida. È qualcosa di inverosimile: non ci sono regole e sopravvive il più scaltro! In più usano il clacson come respirassero.. a me quel suono fa venire il nervoso, ma qui non devo farci caso. Fabri dice che lo fanno per avvisarsi a vicenda della loro presenza, non per insultarsi come facciamo noi, ma vi assicuro che è insopportabile!
  • sputano, tanto che credo siano imparentati con i lama, perché non posso credere che tutti  abbiano problemi di catarro! Si sente ad ogni ora del giorno, di continuo, mi irrita più dei clacson, tirano su con il naso e poi sputano ovunque. C'è da fare attenzione a dove ti muovi. Lo fanno tutti, uomini e donne, vecchi e bambini, ed è la cosa più disgustosa che ci sia

 

Nepal: scopri Kathmandu

Per strada ho visto migliaia di bimbi, la maggioranza con i genitori, altri radunati in piccoli "clan di randagi", senza nessun adulto a vegliare su di loro. Mi fa impressione... di giorno girano insieme, giocano e chiedono l'elemosina (senza mai essere troppo fastidiosi) e di sera li puoi trovare al bordo della strada, al riparo sotto delle coperte sporche... da soli... al freddo!
Bimbi di 7/8 anni senza la loro mamma... non avete idea di quanto mi scoppi il cuore nel vedere queste scene, me li porterei tutti via! Purtroppo queste cose esistono ma noi europei proprio non le possiamo concepire.
A pranzo mentre gironzolavamo per Durbar Square ci siamo fermati ad assaggiare i Mo-mo, specialità nepalese. Sembrano dei grandi ravioli cinesi con differenti ripieni e cotti al vapore: devo dire che mi sono piaciuti parecchio!

Fare trekking in Nepal

Le famose piazze con i suoi edifici storici hanno evidentemente patito il terremoto. I nepalesi hanno rappezzato dove potevano, messo in sicurezza i muri traballanti con dei palanchini e ora la vita continua a scorrere come se nulla fosse mai successo.
Sempre a piedi raggiungiamo Swayambhunath, uno dei più importanti templi buddhisti, in tempo per il tramonto. Situato in cima ad una collina, con la luce del giorno che se ne va e simpatiche scimmiette ovunque... mi ha affascinato! Mi sono innamorata delle ruote di preghiera e delle campane tibetane, ne vorrei portare a casa una quantità enorme, non fosse che me le dovrei portare sulle spalle per i prossimi 3 mesi!
In giro si vedono segni del terremoto: in mezzo alla città ci sono edifici distrutti o traballanti e accumuli di macerie. Essendo la prima volta per me a Kathmandu non ho parametri di confronto ma lo scenario non sembra così allarmante, tutti si sono tirati su le maniche, hanno ricostruito e messo in sicurezza la maggior parte delle strutture, in primis templi e monasteri.

Viaggio in Nepal

A cena, prima di andare a nanna, assaggiamo un altro piatto tipico, il Dal-Bhat, cioè riso, passato di lenticchie e varie verdurine saltate. Buono ma forse troppo speziato.
Il giorno seguente Fabri ha la brillante idea di affittare le bici per vedere altri templi importanti nella zona... e io deficiente che gli ho dato retta! Mi sono messa in sella (N.B. non vado in bici da qualche anno e non mi sento proprio in gran forma) e si parte.
Le viette del centro sono strettissime ma riescono ugualmente ad incastrarsi mille persone, carretti, bici, motorini, auto, bambini, cani ecc... ma le probabilità di sopravvivere ci sono! Invece quando ci immettiamo sui corsi a più alta percorrenza... beh, li ho creduto di morire! Mi sono immaginata in un trafiletto del giornale di Moncalieri, con su scritto: "Moncalierese parte per un viaggio di tre mesi ma viene investita già durante il suo secondo giorno in giro per  mondo, triste destino".
Ah, tra l'altro ho tralasciato il fatto che qui come in Indonesia e in Nuova Zelanda la guida è a destra.
Immaginate grandi incroci senza un semaforo e rotonde senza legge: sembra una guerra! Ogni tanto sento Fabri urlare "Ora, ora! Vai passa!" e fa da apripista, io stordita dallo smog (nonostante la mascherina) cerco di stargli dietro.  E il miracolo avviene: non so come ma faccio parte di questo tetris che riesce alla perfezione e supero illesa ogni difficoltà! Nonostante questo non mi sento di consigliare l'esperienza, meglio il taxi.
In questa lotta per la sopravvivenza arriviamo al primo tempio induista, Pashupati, dove, senza rendercene conto, ci troviamo una guida un po' fastidiosa appresso, che parla un velocissimo inglese nepalizzato poco comprensibile. Ci fa comprare il biglietto per il tempio, ci parla del kamasutra, ci fa assistere ad un macabro cerimoniale di cremazione (d'effetto ma ci tenevo poco a vederlo) e ci fa fare due foto con i santoni, rastoni del tempio

Report di viaggio trekking in Nepal

Come gran finale ci porta in un ospizio li attaccato dove ci chiede di offrire soldi alla comunità e di pagare il suo scadente servizio da Cicerone. Gli sparerei, ecco lui non è un tipico nepalese.
In qualche modo riusciamo a svincolarci ed inforchiamo nuovamente le nostre bici. In breve (la mia confidenza con il traffico nepalese sta migliorando) raggiungiamo Boudhanath, un bellissimo stupa buddista, è enorme e fa un grande effetto! Peccato che anche qui si vedono i segni del terremoto.
Ovviamente è pieno di monaci tibetani... ma hanno tutti tablet o smartphone?! Ahahah! Non ci sono più i monaci di una volta!

Report di viaggio trekking in Nepal

Subito dopo pranzo ripartiamo sparati verso una delle attrazioni culturali più famose, Durbar Square di Patan, poco fuori Kathmandu. Spiace vedere che anche qua è tutto un po' disastrato dal terremoto.
Nonostante tutto qua si respira la storia di tutto il Paese! Leghiamo le bici e facciamo due passi incuriositi ma il tempo passa in fretta ed è ora di ritornare in sella al nostro destriero. Ho un po' l'ansia del ritorno, abbiamo giusto un'ora per consegnare le bici entro le 18 in una piazzetta uguale a mille altre, dove c'è un tipo ad aspettarci uguale a mille altri. Il problema è che ha in cauzione il passaporto di Fabri!
Sono solo 5 km di strada ma avete presente Ason Tole? È la via più caratteristica di Thamel, larga dai 3 ai 5 metri e lunga non so quanto, ci puoi trovare venditori di ogni merce, macchine in entrambi i sensi di marcia, bancarelle, moto, bici e poliziotti che fanno finta di avere la situazione sotto controllo. Beh per sbaglio ci infiliamo nell'inferno: fermi! Ma proprio immobili! Abbiamo le prove video! Ridere per non piangere, ogni volta che metto giù il piede per stare in equilibrio rischio di farmelo schiacciare talmente è tutto intasato.
Finalmente deviamo e non so come troviamo la piazzetta, noleggiatore e passaporto.

Nepal: trekking Sagarmatha

Ora ci tocca fare il giro di tutti i "money changer" di Katmandu per contrattare il cambio più favorevole. Dobbiamo recuperare le Rupie che ci servono per il trekking e Fabri si trasforma in un agguerrito contrattatore. Purtroppo l'euro sta scendendo e l'affare lo lascia insoddisfatto.
La sera ci intrufoliamo in una buia catapecchia e ordiniamo dei mo-mo take away. Questa volta dentro c'è il coriandolo... È una spezia che non sopporto!
In hotel mi sale l'ansia pre-trekking, non so cosa mi aspetta.. Alleggeriamo gli zaini il più possibile e lasciamo una borsa in hotel per il nostro ritorno.
Durante la notte mi assalgono mille pensieri e paturnie! Ho il terrore di stare male per la quota, ho paura di non farcela fisicamente perché so che con Fabri sarà impegnativo. Temo di soffrire il freddo, di non avere i vestiti adatti! Dovrò adeguarmi al cibo locale ed abituarmi ad essere lontana dal mondo "civilizzato".
Per fortuna che Fabri con la sua  tranquillità riesce a rasserenarmi e a farmi tornare alla realtà: andrà tutto bene! Ma un mix di ansia ed eccitazione mi accompagna per tutta la notte...
Dove sono le ruote di preghiera?

Nepal: trekking Sagarmatha

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