Sci e Snowboard Freeride, questioni di responsabilità

Testo di : Fabrizio Vago (Il Mountain Rider)
Foto di : Giorgio Basile (Verticalife)
Pubblicato il : 25 Novembre 2014

Novembre. Fuori è grigio e piove a dirotto e un pensiero sempre più ricorrente mi gira per il cervello: l'inverno è ormai alle porte e si avvicina sempre di più il momento in cui butterò giù di piatto gli sci sulla neve e sentirò quel magico click che farà il mio scarpone quando entrerà nell'attacco. Quel momento è una specie di rito che dà il via a tutto il resto ma anche l'attimo in cui domande, dubbi e paure fanno a botte con l'entusiasmo e la voglia di scendere. Almeno questo è quanto succede a me quando mi avventuro fuori dalle piste battute.

La neve fresca è bella e fa voglia a tutti ma quando è depositata male si sa che può fare brutti scherzi e mettersi in movimento proprio quando non dovrebbe…

Proprio qui sta il punto: quando non dovrebbe. Purtroppo non siamo noi a decidere quando la neve deve stare su o meno ma è la natura, che in base ad un mix di fattori, detta le regole del gioco. Fattori come l'entità delle precipitazioni nevose, forza e direzione del vento, temperatura e umidità giocano a nascondino con la pendenza e la morfologia del terreno complicando la vita al povero freerider.

Ma c'è di più. In particolare qui in Italia, a rendere le cose ancora più difficili vi è da sempre una politica repressiva di criminalizzazione nei confronti di chi pratica lo sci freeride, il più delle volte ingiustificata, che si manifesta attraverso l'emissione di divieti, regolamenti e multe ecc…

Questo modo di agire facile e sbrigativo non aiuta certo a creare una sana cultura della montagna invernale ma serve solo a tutelare chi ci amministra che finalmente potrà lavarsi le mani da ogni responsabilità. Ma a che prezzo?

Non è che pretendendo di far diventare la montagna un luna park sotto il controllo di non so chi si finirebbe per ammazzare quel po' di sana avventura che tutti vanno cercando? E poi non vi è forse il rischio di omologare tutto in nome di una utopistica sicurezza totale che mai ci sarà?

Che brutto, che tristezza!

Tanto meglio un freerider preparato, libero di scegliere, capace di gestire al meglio i rischi ed in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Ma soprattutto mi piace pensare ad un freerider con un gran rispetto della montagna che non ha vergogna di fare dietrofront quando le condizioni della neve o della montagna non assicurano un margine di sicurezza accettabile

Poi ogni tanto capita la giornata che c'è il sole e per terra ci sono 50 cm di farina di quella fredda caduta senza un filo di vento, quella che solo a guardarla dall'alto della seggiovia ti fa impazzire per quanto luccica e allora che fai?

Poff! Butti giù gli sci di piatto, ti guardi intorno un attimo, un grande respiro e dopo aver sentito il click dell'attacco che chiude lo scarpone ti rendi conto che nonostante tutte le menate quello che stai facendo ha un senso e ti senti straordinariamente vivo!

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